Nell'occasione di questa collettiva, che intende illustrare l'arte di Alberto Viani e dei suoi allievi, presento alcuni "pensieri" inediti del maestro.

Essi riguardano la natura di quell'esperienza particolare che si dice artistica, ed il luogo in cui egli la osservava nel suo farsi: l'Accademia di Belle Arti a Venezia, dove insegnò scultura, e presso la quale aveva il suo "studio", e le aule dove chi seguiva il suo corso dava alla luce gli embrioni di nuove forme.

Dalle parole dell'artista risulta evidente che i termini "scuola", "maestro" e "allievo" - nel loro primo significato, tradizionale e consueto - non hanno senso: perché egli rispettava ogni singolo gesto nel sentimento di una libertà radicale, piena, totale, profonda. Ragion per cui non c'è, ne può esserci, una cattedra, più alta dei banchi, ne chi sa di più e chi sa di meno - ossia docenti e studenti - perché entrambi diventano protagonisti di un'impresa condivisa, aperta e continua.

Scompare anche la vecchia aula: questa stanza, infatti, non ha più pareti - che vengono dissolte e risolte in una trama di immagini e scritture, la quale segna il processo elaborativo in atto, da parte di ciascuno, della propria forma: i "tabelloni" appesi ai muri e ai tramezzi, come '"mobiles" didattici, per dirla alla Calder, trasfigurano il limite spaziale, fisico, del vano, con la loro struttura, componibile, scomponibile e ricomponibile, aperta alle esigenze, puntuali e necessario, di ogni singola ricerca in divenire.

L'aula diventa piuttosto - e richiama - la "stanza da gioco" dei bambini, dove tutto - pareti, pavimento, soffitti - è investito e trasformato dai segni di un'attività ludica, libera, necessaria e vitale.

I primi tentativi formali - gli scarabocchi infantili - così come i "doodles" dei cartoni di Alberto, dai quali nasce il segno potente e vigoroso della sua arte, hanno un uguale valore profondo, germinale e necessario, carico di passato e pieno di futuro, nell'evidenza del loro presente.

L'esperienza artistica include infatti la dimensione fondante dell'evento.

Ecco alcuni miei pensieri, dai pensieri di Viani, che il lettore potrà scorrere nell'antologia qui raccolta.

Questa contiene un progetto, che un gruppo di lavoro - del quale fanno parte, oltre a chi scrive, Eva Viani e Mario Piantoni - si propone di realizzare nel centenario della nascita dello scultore (2006) l'edizione critica dei suoi "quaderni".

Poco loquace - come, del resto, molti altri artisti - Viani annotava su quaderni, in modo estemporaneo, pensieri e parole, propri ed altrui: riflessioni sull'arte, sulla tecnica, sulla didattica artistica, la critica, etc. - di cui l'antologia qui offerta è un frammento.

Materiale inedito di "letteratura artistica", i "quaderni" -come capita quasi sempre in casi simili - pongono dei problemi filologico-critici. Quello, ad es., di individuare le fonti delle citazioni, nei casi in cui lo scultore riporta passi di scritti (libri) di letterati, critici, filosofi, poeti, etc. Ciò che qui, per non appesantire il testo , si è tralasciato, rimandando all'edizione critica in preparazione. L'artista spesso indica la paternità del passo citato: Argan, Bettini, Nietzsche, Ragghianti, etc. Possiamo così ricostruire il panorama delle sue letture. Rimane, del resto, la sua biblioteca, parte della quale donata all'Accademia veneziana, parte conservata dalla figlia.

Se un passo rimanda ad un testo, ogni testo rimanda a un contesto.

Per fare un esempio: da dove vengono i termini di "struttura" e di "evento", in relazione all'arte? Da Sergio Bettini, docente di Storia dell'arte all'Università di Padova, primo cugino e primo critico di Viani.

Ma Bettini li aveva elaborati e condivisi, in parte, col collega ed amico Carlo Diano, docente di letteratura greca e, per un certo tempo, di Storia delle religioni in quella Università.

In Forma ed evento (1952) e Linee per una fenomenologia dell'arte (1956) Diano utilizzava le categorie fenomenologiche di "forma", appunto, e di "evento", desunte dall'analisi della civiltà greca antica e a suo giudizio "esaustive di tutta la nostra esperienza e sufficienti all'analisi di qualunque civiltà" Le Linee erano dedicate a Bettini.

Ora, quest'ultimo inviava annualmente al cugino le sue "dispense" universitarie: le sue letture, il suo "milieu" culturale, entravano per tal via in casa dell'artista. E Viani che cosa faceva? Del discorso di Bottini, fluente in parafassi e ipotassi, avvolgente, avventuroso, continuo, egli sottolineava quasi ogni riga. Ma poi lo spaccava: con la penna, ne isolava le frasi, le racchiudeva in caselle grafiche, come a ridurre in nuclei distinti, definiti, un continuum altrimenti sfuggente. E ogni "casella" por, più o meno grande, colorava con lapis di colori diversi: cosicché la pagina delle dispense appariva come una composizione grafica di "tessere" cromatiche. Si potrebbe dire: Viani coagulava in "nodi formali" il discorso senza fine di Bettini. Dalla scrittura di quest'ultimo sentiva il bisogno di togliere la parola, la frase, e come d'incastonarle in uno spazio proprio. Da questo processo vengono i "quaderni". Frasi e parole vi trovano posto: posano, condensano, "precipitano".

A questo processo Viani sottopone, in realtà, ogni sua lettura - non solo quella dei cugino universitario. Ne sono testimoni i suoi libri, dove ogni riga egli sottolinea, suddivide, individua e ricompone graficamente.

Che ruolo occupano questa modalità, e i "quaderni", nella sua figuratività? Lascio il discorso, per necessità di spazio, alla loro edizione futura.

Ma, da quanto detto, mi sembra evidente, almeno, la loro struttura aforistica.

Pensieri e parole, da chiunque ed in qualunque tempo scritti, qui valgono di per sé, nel loro "hic et nunc". Più che un tempo, essi hanno un modo: ogni "verbo" è aforistico. Così vanno letti ed intesi.

Talora assumono la scansione di una lirica ermetica. Isolati e rarefatti, in tale forma assumono la loro qualità, la loro carica comunicativa.

Sono pensieri-guida. Cifre. Parole-forza, come dei "mantra". Servono per un'arte tutt'uno con la vita: per la concentrazione di un pensiero che si ritrovi nel fare, e lo illumini dall'interno - in ogni momento "critico", in ogni scelta vissuta per la propria forma.

Elia Bordignon Favero


ELIO ARMANO
Elio Armano nasce a Padova il 4 aprile 1945. Frequenta l'istituto d'Arte Pietro Selvatico, dove, per mantenersi deve intrecciare lo studio al lavoro estivo alla bottega ceramica "Stil Keramos" e all'attività di restauro con gli Strazzabosco alle statue dell'isola Memmia del Prato della Valle. Conclude poi i suoi studi all'Accademia di Belle Arti di Venezia dove, dal 1965 al 69 è stato allievo di Alberto Viani. Anni che lo vedono parimenti impegnato a Padova nel teatro e in alcune mostre dove espone una ricchissima produzione, (in gran parte distrutta successivamente), realizzate negli spazi messigli a disposizione da Viani.

Il "furore iconoclasta" e il "primato della politica", prevalenti in quel momento, portano Armano all'impegno politico totalizzante. Da politico è costretto a sacrificare scultura e disegno, praticati di risulta presso lo studio di via Campagnola nella vecchia Padova.

Nella discontinuità Armano realizza comunque numerosi bronzi e si dedica nel contempo all'incisione e alla litografia, stimolato da amici come Zancanaro e Murer.

Diventato sindaco di Cadoneghe, Armano si dedica, in particolare dopo l'incontro con i Samonà, ai problemi dell'architettura e dell'urbanistica. Nel 1990, eletto in Regione, si dedica al progetto di giardini e del paesaggio in scultura, temi che dal '96 realizza in terracotta e maiolica.


EMILIO BARACCO è nato a Padova nel 1946.

Frequenta l'Istituto d'Arte di Padova, allievo dello scultore Amieto Sartori.

Nel 1967 si diploma all'Accademia di Belle Arti di Venezia, in scultura, sotto la guida di Alberto Viani.

Inizia la sua attività artistica nel 1965.

Nel 1974 partecipa al Corso Internazionale di tecnica dell'Incisione ad Urbino con Renato Bruscaglia e nel 1978 segue il corso di litografia con Carlo Ceci.

Dal 1975 collabora con il Centro Internazionale della Grafica di Venezia. Viene invitato al primo corso per artisti alla Scuola Internazionale del Vetro di Murano e collabora con il maestro vetraio Uno Tagliapietra per la realizzazione di alcune sculture in vetro.

E' stato segnalato dal critico Giuseppe Marchiori nei cataloghi n°.9/1979 e n°. 11/1981 della Grafica Italiana Bolaffi.

Nel 1979 entra a far parte dell'Associazione Incisori Veneti.

Nel 1995 esegue il Monumento ai Caduti della Polizia di Stato nella piazzetta S. Chiara a Padova.

Sue opere sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private in Italia, Europa e Stati Uniti d'America. Ha conseguito vari premi e riconoscimenti tra cui la "coppa Revere" della città di Boston e la cittadinanza onoraria della città di Closter, New Jersey.


GIAN CAMPI

E' nato a Venezia. Si diploma all'Accademia di Belle Arti di Venezia - Scultura - con il M.° Alberto Viani.

Mostre:
"Scultori Veneziani", 1961 - Galleria Bevilacqua La Masa - Venezia "Personale", 1975 - Galleria del Cavallino -Venezia
"Installazione", 2003 - Galleria BAC Art Studio - Venezia
Lavora da quasi quarant'anni, in maniera ossessivamente isolata, allo stesso "canone" scultoreo, sicché le sue opere, più che sculture, sono oggetti magico - rituali.

Vive e lavora a Venezia.
"La pratica del ripetere libera il pensiero dal fluire del tempo" Lieh-Tzu III sec.a. C.


FRANCH MARINOTTO è nato a Lido dì Venezia nel 1938; ha studiato all'istituto d'Arte e all'Accademia di Belle Arti di Venezia con il Maestro Alberto Viani.

Vive e lavora a Gorizia, dove è stato insegnate titolare di Decorazione Plastica nel locale istituto d'Arte, e dove dirige la Galleria d'Arte "La Bottega".

Ha esposto le sue op in mostre collettive e personali tra le quali:

  • Bevilacqua La Masa, Venezia
  • Rassegna Internazionale d'Arte, Muggia (Trieste)
  • Stella Matutina, Gorizia
  • Triennale d'Arte Contemporanea Friuli - Venezia Giulia, Gradisca d'Isonzo (Gorizia)
  • Galleria Comunale d'Arte, S. Pier d'Isonzo (Gorizia)
  • Concorso Internazionale di Scultura, Palazzo Pitti, Firenze
  • Galleria Comunale, Trieste
  • 'Aspetti Pittorici della Venezia Giulia', Palazzo Braschi, Roma
  • Palazzo Costanzi, Trieste
  • Centro Arti Plastiche, Udine
  • 11a Biennale Intart Friuli - Venezia Giulia, Udine, Klagenfurt, Ljubijana

L'artista inoltre ha svolto e svolge attività di progettazione ed esecuzione di opere d'arte per edifici pubblici.

Tra questi lavori, assegnategli per concorso nazionale, si ricordano:

  • Opera Monumentale per la Scuola "Ippolito Nievo" di Coimons (Gorizia)
  • Opera a Mosaico Vetroso per la Scuola "Mussoi" di Belluno
  • Due grandi Dipinti su tela per la Scuola "Mussoi" di Belluno
  • Scultura a tutto tondo per la Scuola di Concordia Sagittaria (Venezia)
  • Scultura a tutto tondo per l'Istituto d'Arte di Gorizia
  • Scultura a tutto tondo per l'Ospedale Psichiatrico di Gorizia

Hanno scritto di lui (tra gli altri): Fulvio Monai, Luciano De Gironcoli, Sergio Molesi, Bruno Patuna, Plinio Ziili, Diego Valeri, Giulio Montenero, Bruno Sanzin


GIANCARLO FRANCO TRAMONTIN: ( Venezia 1931 )
Ha comiuto gli studi di scultura all'Accademia di Belle Arti di Venezia dove è stato allievo e poi assistente di Alberto Viani. Successivamente è diventato titolare della cattedra di scultura della medesima Accademia. E' coordinatore del Nuovo Museo dell'Accademia 6.1 Belle Arti di Venezia.

Dai primi anni '50 ha esposto in numerose mostre personali ed è stato invitato a partecipare ottenendo premi e riconoscimenti alle più importanti rassegne nazionali e internazionali tra le quali:

Concorso Inten. del Bronzetto, Padova dal 1959 al 1975; 1110 premio Carrara-Biennale Internazionale di Scultura,Carrara 1962; mv, XLII Biennale Internazionale d' Arte di Venezia 1970, 1986 Rencontre E de Souipture , Montauban 2001

LORIS ZAMBON
È nato a Venezia (dove vive e lavora a Dorsoduro 3289) nel 1934.

Ha studiato all'istituto d'arte con Diploma di Magistero e all'Accademia di Belle Arti diplomandosi in scultura con Alberto Viani.

Ha insegnato progettazione artistica negli Istituti d'Arte di Udine, Padova, Venezia e modellato al Liceo Artistico di Venezia.

Ha tenuto lezioni di tecniche della scultura all'UlAdi Venezia (Università Internazionale dell'Arte).

Ha partecipato attivamente a mostre nazionali e internazionali, personali e collettive, dal 1961 ai 1975 conseguendo vari riconoscimenti fra i quali:

1965: 10 Premio per la scultura del Comune di Venezia alla 53a Mostra Collettiva Bevilacqua la Masa di Venezia;
1966: 10 Premio per la scultura del Comune di Venezia alla 54a Mostra Collettiva Bevilacqua la Masa di Venezia;
1967: Premio del Ministero per il Turismo e io Spettacolo al 1110 Concorso Nazionale di scultura "Frances Rimini",
Rimini;
1968: Premio dell'Amministrazione Provinciale di Forlì ai IV° Concorso Nazionale di Scultura "Francesca da Rimini",
Rimini
1968: Premio Speciale, medaglia d'oro, alla 46' Fiera Internazionale di Padova.

In seguito per motivi vari e personali ha rinunciato alle attività espositive, salvo sporadiche presenze su invito, e si è dedicato ad un lavoro di studio e approfondimento.

Questo ha portato come conseguenza una lenta ma costante evoluzione nella sua ricerca che si è estrinsecata in opere di piccole dimensioni ma pensate anche per sviluppi più imponenti.