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Non è veneto come Carlo Scarpa, suo coetaneo, non è veneto come Arturo Martini, suo maestro, ma Alberto Viani ha legato fortemente il suo nome al Veneto e a due degli artisti, più importanti che il Veneto ha offerto alla scena internazionale dell'arte nel XX secolo.
Mantovano di origine Alberto Viani può essere considerato a pieno titolo un veneziano di adozione: compie i suoi studi presso l'Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida di Arturo Martini dei quale, nel 1947, eredita la cattedra. Ma è veneziano anche nei suoi progetti espositivi: egli crede in Carlo Scarpa al quale affida alcuni degli allestimenti tra i più belli delle sue mostre. Non è un caso se il suo nome è legato a quello di Scarpa nell'opera che è icona dei grande architetto, il negozio OLIVETTI a Piazza S. Marco a Venezia. "Nudo al sole" versione in bronzo di una delle più note sculture di Viani è legata in modo tanto indissolubile a quel l'allestimento tanto da diventarne parte indispensabile.
E' soltanto un uso oggi non pienamente appropriato di quel negozio a non rendere onore a questa simbiosi artistica. Il recupero agli originari splendori dello spazio Olivetti è però già all'attenzione del Comitato paritetico nazionale per la valorizzazione dell'opera di Carlo Scarpa.
Con queste premesse, dopo tanto impegno della Regione per il centenario della nascita di Carlo Scarpa, non poteva che essere accolta, con convinzione, la sollecitazione dell'Accademia delle Belle Arti di Venezia di ricordare anche il centenario della nascita di Alberto Viani.
E così è stato: l'incontro con il direttore dell'Accademia Rabagliati e con il prof. Tramontin ha permesso di definire assieme le parti essenziali di un progetto di celebrazione che, oltre al momento di studio sull'opera di Viani e i suoi rapporti con contemporanei del valore di Picasso, Brancusi, Henry Moore, prevede tre esposizioni, due a Venezia, la terza a Portogruaro. Una scelta, questa terza sede espositiva, che ho condiviso e che ha fatto molto piacere al mio essere "Portogruarese".
Portogruaro partecipa così alle celebrazioni con gli spazi della Galleria Comunale Ai Molini, che certamente sapranno creare le suggestioni migliori per valorizzare, nello scenario d'acqua che li circonda, piccole sculture, disegni originali e serigrafie di Viani.
Grazie all'Amministrazione Comunale di Portogruaro e al suo assessore Diego Collovini per la disponibilità della città ad essere parte attiva nel ricordare Alberto Viani nel Veneto e per aver voluto offrire ai cittadini portogruaresi l'opportunità di incontrare le opere di un maestro dell'arte dei '900.
Angelo Tabaro
Segretario regionale alla cultura della Regione del Veneto
Nel centenario della nascita di Alberto Viani, l'Accademia di Belle Arti di Venezia gli dedica un convegno, Alberto Viani e il suo tempo, e una esposizione delle opere in bronzo che interessano un ampio arco di tempo della sua vita di artista. Questa mostra convegno si sviluppa nel contesto di una esposizione alla Galleria Comunale d'Arte Moderna Ai Molini di Portogruaro, e una mostra presso la Galleria veneziana Bugno. Ad aprire questo ciclo di ricordi è stata la vasta antologica, inaugurata il 24 giugno 2006, nell'ambito de Le Grandi Mostre nei Sassi di Matera. Il Convegno e la mostra all'Accademia di Venezia nascono con il contributo finanziario della Regione Veneto che ha reso possibile anche a Venezia il ricordo di un grande Maestro di fama Internazionale.
Riccardo Rabagliati
Il Direttore dell'Accademia di Belle Arti di Venezia
Alberto Viani.
Dal Disegno: "... senza luce e senza colore" alla "... tentazione dell'opera"
Credo sia un ambito riconoscimento il fatto che dopo la mostra dei Cartoni di Viani e di Sculture di Giancarlo Franco Tramontin, dei giugno-luglio 2000, e la Collettiva Alberto Viani e i suoi Allievi - Elio Armano, Emilio Baracco, Gian Campi, Franch Marinotto, Giancarlo Franco Tramontin, Loris Zambon, dell'aprile maggio del 2004, la famiglia e il vero e proprio gruppo di lavoro degli allievi, degli amici e degli studiosi che seguono e si potrebbe dire coltivano l'opera e le testimonianze dei maestro, abbiano proposto che la Galleria Comunale Ai Molini di Portogruaro ospiti, nell'ambito delle manifestazioni dei centenario della nascita, una sua mostra di Gessi e di Disegni alla quale si affianca la testimonianza delle foto che Dino Simion ha dedicato a Viani e alla sua Opera.
Artista colto e meditativo, nonché lettore accanito e raffinato, Viani amava annotare su fogli e su quaderni "... in modo estemporaneo, pensieri e parole, propri e altrui: riflessioni sull'arte, sulla tecnica, sulla didattica artistica, la critica etc." , subitanei pensieri, citazioni, estratti " ... i più ricopiati con minuta chiara scrittura, incollati, sottolineati con la penna e il pastello, segnalizzati, titolati, allacciati: grafi delle esperienze di una navigazione segreta verso porti misteriosi ..."
In tali complessi e stratificati portolani frequenti sono gli aforismi nei quali Viani si riferisce al disegno.
Su un foglio sciolto, ad esempio, comunica: "inizialmente, precedono la ricerca / molti disegni e un senso di/ certezza interiore verso la grande / tentazione: fare l'opera."
Mentre altrove osserva: "Metamorfosi della visione: quando / l'opera è finita la ritrovi nei
/ disegni che l'hanno preceduta."
Basterebbero queste parole a testimoniare del ruolo fondamentale del disegno, vero e proprio seme genetico dell'opera" come, già nel '57, ebbe a definirlo Giuseppe
Mazzariol.
Pier Carlo Santini, in occasione della grande Antologica di Palazzo Te, a Mantova, nel 1990, "... tenendo conto di certi aspetti tecnici e grafici", ha classificato i disegni di Viani "... in tre diverse categorie." "Tra i più vecchi che si conoscono vi sono quelli già rivelati dalla Biennale veneziana dei 1952 ... Sono disegni molto elaborati", spiega Santini, "con fitto tratteggio di segni paralleli e incrociati, raccolti entro profili abbastanza netti e conclusi. Il tratteggio e gli incroci configurano il volgere plastico delle forme toccate dalla luce unidirezionale che proietta talora sul piano d'appoggio piccoli coni d'ombra."
Si tratta di Disegni, soprattutto della prima metà degli anni Cinquanta (con talune anticipazioni già nel corso
del decennio precedente) per lo più riferibili alle sculture del tempo, ma, precisa Santini, "si può accertare che anche più tardi Viani ha adoperato la stessa tecnica" che tuttavia "... certo non è più la tecnica abituale."
Ancora agli anni Quaranta, però", prosegue lo studioso, "risalgono disegni di diversa fisionomia tracciati su porzioni di pagine
dell'"Osservatore Romano", il giornale che era per l'autore di abituale lettura."
E' questa una pratica poi continuata, nel corso degli anni, attraverso la quale l'artista, in "... uno sfogo
del tutto o quasi automatico o privato ...", su una miriade di "... punti, linee, ghirigori, labirinti, cerchi, spirali", affioranti "come si fa quando soprapensiero lasciamo che la mano muova la matita o la penna senza una qualche intenzione", faceva in modo che venissero imponendosi, in una infinita serie di impercettibili varianti, aggiustamenti, ritorni, ripensamenti, i "... nuclei genetici, le prime idee, le prefigurazioni delle sculture."
Vi è inoltre, concludeva Santini, un "... terzo gruppo di disegni eseguiti a matita o a penna su fogli di varia grandezza e consistenza" che, a differenza di quelli della serie precedente che, "... nella grafia insistita, nel tratto ripassato o ingrossato, nelle trame e incroci dei segno, nelle stesse colorazioni in giallo, in blu o in rosso" sembrano evidenziare " i loro caratteri di studio, propedeutici o meno...", paiono viceversa nascere "a ricerca compiuta e a certezza conseguita. Nascono infatti", sostiene ancora Santini, "nell'assolutezza senza sgarri o pentimenti di un segno che può essere tracciato con sicuro dominio, perché la mano si dispone a delineare traiettorie diventate una sorta di dotazione naturale, di facoltà connaturata", avendo, "per arrivare a questa epurazione, Viani già cento e cento volte cercato, collaudato e consolidato profili, contorni, spigoli, distanze, rapporti...".
In ogni caso, al di là delle differenti fenomenologie e delle distinzioni dei risultati, appare evidente che, in generale, accanto al continuo lavorio sulla parola e sul pensiero verbale, a cui sono dedicati i Quaderni, il corpus variegato dei disegni costituisce una componente basilare dei complesso processo creativo posto in essere da
Viani.
Infinitamente ricchi e quasi inesauribili appaiono infatti gli aspetti e le articolazioni di poetica affioranti dall'intreccio tra approfondimenti filosofici ed estetici e la continua indagine e contemplazione formale posta in essere nei disegni: tutti temi e motivi dei quali, in questa occasione non sarà possibile che tentare di dare alcuni brevi cenni.
Così in primo luogo, va sottolineata l'immersione esistenziale dell'arte di
Viani.
E' infatti dal vivere comune, dall'universo dei quotidiano, dallo stratificarsi quasi automatico
dei segni o degli scarabocchi (in inglese doodles), quando la mano viene lasciata andare in modo
irriflesso, che prende empiricamente avvio l'atto creativo.
Eppure, sul susseguirsi di casualità, su quest'universo del mero divenire, della pura possibilità, su tale mutevole palinsesto, d'un tratto si affaccia l'intuizione della forma che l'autore, quasi per un imperativo categorico
- consistendo in ciò l'essenza stessa dell'artista - per molti aspetti non può che tentare di rendere percepibile.
Ecco allora apparire il disegno: puro bagliore ideale, ancora "... senza luce e senza colore..."
, pura "forma a priori, la quale", lungi dal configurarsi come riassunto finale, sfoggio di sicurezza acquisita alla fine
del processo, in realtà, idealmente "è anteriore a ogni contatto con la materia, con la stessa tecnica."
Solo dalla definizione del disegno, dalla sua unicità, dalla sua assolutezza, si potrà passare poi alle armature fisse e saldate attorno alle quali verrà avvolgendosi l'uniforme opacità dei gesso, generando, a contatto con il fruitore, una infinita molteplicità di profili e punti di vista, a sua volta matrice delle eventuali, ulteriori versioni in marmo o in bronzo attraverso le quali l'idea si confrontava con lo spazio reale e con il tempo, completando l'intero processo, rimettendo in comunicazione la forma con il mondo della vita, ovvero con la possibilità di ulteriori creazioni.
Ma ovviamente non è immaginabile che l'intuizione, che è il fondamento della creatività di Viani potesse avere luogo in una sorta di vuoto.
Certo, come ha scritto Viani (su un foglio sciolto): "Ogni opera è sempre un / nuovo cominciamento perché / quando l'artista è nell'opera
/ comincia lo smarrimento e la solitudine / perché non esistono precedenti / e ogni opera è una nuova / esperienza.
/ E sono i momenti dei processo, / immediati e possibili che / decidono l'esistenza dell'opera
/ che appare all'improvviso e la senti / vera perché trovata in te stesso."
Ma tutto ciò non può che nascere all'interno di una ampia e vivente cultura di un presente che "... contiene / tutto / ciò / che / è", infatti "esso è / suolo sacro / perché / è
/ il passato / e il futuro."
Cosicché anche il problema della soggettività rifiuta ogni banale soggettivismo, nella convinzione, con l'amato Valery, che "Rien de plus originai / rien de plus soi / que de nourrir des autres: / mais il faut les digèrer. / Le lion est fait de mouton assimilé."
Un continuo dialogo, quello vissuto da Viani, non solo con le immagini e i differenti aspetti della storia della scultura, dalle primitive parvenze della plastica protostorica e mediterranea, ai simulacri della Grecia arcaica, ai capolavori della Grecia classica, fino a
Canova, Brancusi, Arp e alle espressioni della più viva contemporaneità, ma, in un orizzonte più ampio e addirittura sconfinato, altresì con i più profondi raggiungimenti della filosofia, della letteratura e soprattutto della poesia.
Basti qui accennare al vero e proprio culto di Viani per Mallarmé, individuato come fonte primigenia della nuova arte, e alla sua condivisione sia della necessità di una iniziale, compiuta anche se talora persino angosciante tabula rasa: la limpida sospensione della celebre pagina bianca, preparata all'attesa della forma, sia
del suo amore per la vita dell'opera, finalmente libera, al di là di ogni possibile predeterminazione e di ogni preordinata lettura, attorno al nucleo misterioso dei suoi più intensi significati.
Un centro, un fulcro che, nel caso di Viani è sempre una forma che, al di fuori di ogni aneddoto, di ogni banale racconto, di ogni esteriore referenzialità, appare comunque, sempre alludere, proporsi quale metafora dell'uomo: "... perché", ha scritto Sergio Bettini, "ogni significato instaura uno spazio di cultura e dunque di umanità ..."
Si fa così evidente l'Umanesimo di Viani, mai inteso in senso citazionistico o erudito, bensì come sempre vivo universo comunicativo: l'opera, per essere veramente tale , ha infatti bisogno dei continuo coinvolgimento, della collaborazione dei fruitore che deve prepararsi a coglierne la ricchezza e soprattutto la differenza.
Appare questa, a un secolo dalla sua nascita, forse la lezione più viva e fondamentale offertaci da Viani attraverso la sua opera: la riaffermazione cioè, anche rispetto a "... molte poetiche attuali di un nulla umano dei puro oggetto o d'una sua indifferenza sotto lo sguardo ..." , o nei confronti della sempre più frequente ostensione, senza alcuna mediazione, dei relitti di una esistenzialità qualsiasi, della natura trascendentale dell'arte, quale "... tramite tra l'esistenza (l'inconscio, il sangue) e l'imperiosa, irraggiungibile perfezione dell'idea" , concepita come apertura di libertà, anche perché " ... tutto questo quotidiano porta / ad uno stato d'angoscia / dell'essere nel mondo" , sempre nella consapevolezza che Tale più un'opera d'arte / di un'opera di filosofia, / perché ciò che è implicito / nel segno è più profondo di tutti i significati espliciti."
L'opera appare così "... sempre un'operazione umanizzatrice, un tentativo, di riconciliazione dell'uomo coi mondo attraverso la creatura", con forse un sottile rimpianto, perché: "la concezione dell'arte come qualcosa di utile alla comunità / era assai più radicata negli antichi Greci che in noi"
"Per quali motivi si deve ammirare un poeta? ... / chiede Eschilo, ed Euripide risponde: / per la sua abilità e per i suoi saggi consigli / e perché noi poeti rendiamo migliori gli / uomini nella loro città."
Dino Marangon
Riccardo Rabagliati
Il Direttore dell'Accademia di Belle Arti di Venezia
Alberto Viani.
Dal Disegno: "... senza luce e senza colore" alla "... tentazione dell'opera"