E. Bacci


R. Crippa


M. Deluigi


M. Deluigi


V. Guidi

E. Bacci, R. Crippa, M. Deluigi, L. Fontana, V. Guidi, G. Morandis, E. Scanavino, Tancredi

 Saranno visibili circa trenta opere dei protagonisti dello Spazialismo, movimento artistico affermatosi alla fine degli anni quaranta dopo la pubblicazione del Manifesto Blanco di Lucio Fontana, dato alle stampe a Buenos Aires nel 1946. Tornato in Italia, nel 1947, Fontana pubblica, assieme a Joppolo, Milena Milani, Birolli, Munari Sassu, Cardazzo prima "circolare" nella quale si dichiara la formazione di un gruppo di artisti e letterati e che promuovono la "diffusione dell'arte spaziale". La sede era alla galleria del Naviglio a Milano.

Più tardi altri Manifesti dello Spazialismo, furono sottoscritti da artisti, critici e intellettuali. L'ultimo, il VII, in occasione della XXIX Biennale internazionale d'arte contemporanea di Venezia del 1958, venne firmato da Giampiero Giani, Beniamino Joppopo Milena Milani, Toni Toniato, Antonino Tullier, Edmondo Bacci, Roberto Crippa, Bruno De Toffoli, Lucio Fontana, Gino Morandi, Emilio Scanavino e Giuseppe Capogrossi.

La Mostra presso la Galleria Ai Mulini, ospita opere degli anni cinquanta e sessanta appartenenti ai maggiori protagonisti di quel movimento, come E. Bacci, R. Crippa, M. Deluigi, L. Fontana, V. Guidi, G. Morandis, E. Scanavino, Tancredi.

Le opere esposte appartengono forniscono un'esauriente visione del periodo SPAZIALISTA che, come naturale continuazione del Futurismo (almeno ne rapporto con la macchine), vedeva nelle nuove tecnologie, nelle scoperte scientifiche, nuove prospettive, nuovi rapporti con lo spazio. E proprio lo spazio veniva, da questi artisti, inteso in senso esistenziale e fenomenologico, come una diretta esperienza e partecipazione dell'uomo contemporaneo a ciò che lo circonda. Questa comunanza di valori, propri del mondo scientifico, fece dire a Fontana che: Gli artisti anticipano i gesti scientifici, i gesti scientifici provocano sempre gesti artistici.

Gli spazialisti hanno dunque riaffermato la priorità dell'arte come forza d'intuizione del creato e dell'universo, ma anche dello spazio terreno, all'interno del quale l'artista crea, ma anche vive a contatto con la materia. "Il colore e il suono si trovano nella natura legati alla materia. La materia, il colore e il suono, in movimento, sono i fenomeni, lo sviluppo dei quali integra la nuova arte". (Manifesto Blanco).


È sempre, infine, il medesimo, l'antico problema del rappresentare le cose; ma il tempo è mutato e noi siamo mutati
V. Guidi

 Ne Il Manifesto italiano compilato da Kasserlian, Joppolo, Milena Milani, a conclusione di alcuni pubblici dibattiti, pubblicato da G. Giani tra il dicembre 1947  il gennaio 1948, si legge: "Ci rifiutiamo di pensare che la scienza ed arte siano due fatti distinti, che cioè i gesti compiuti da una delle attività possano non appartenere anche all'altra". Tale dichiarazione, a noi contemporanei della cibernetica e dell'informatica, pare non avere la stessa intensità che ha avuto immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale. Era certamente un'idea rivoluzionaria in quegli anni di rinascita intellettuale, di libertà ritrovata e di entusiasmo, sfociato in tante esperienze artistiche che hanno segnato il nuovo corso delle arti, e che, nello stesso tempo, hanno potuto recuperare le proposte innovative del Futurismo inserendole come presupposto per le nuove ricerche nel campo delle diverse arti.

Accanto alle esperienze proposte dai vari gruppi, come Forma1, Corrente, Il Gruppo degli Otto, Il Fronte Nuovo delle Arti ed altri, si è affacciato, per la seconda volta nella scena italiana, l'argentino Lucio Fontana. La novità proposta da Fontana stava nel suo Manifesto Blanco. Qui egli teorizza una nuova arte e un nuovo modo di esprimersi. In questo manifesto Fontana costruisce una concezione estetica che nega completamente le esperienze italiane del tanto discusso movimento novecentista, anzi, come buona parte dei movimenti del secondo dopoguerra, l'artista si richiama alle rivoluzionarie esperienze delle avanguardie storiche interrotte dall'avvento del figurativismo celebrativo. E come il manifesto dei futuristi, anche il Manifesto Blanco era intriso di presupposti teorici e poche erano le indicazioni relative alla pratica artistica. Per questo divenne dapprima il pretesto di approfondite discussioni teoriche, al cui approfondimento contribuirono diversi intellettuali e scrittori. Solo in un secondo tempo diventò un momento ispiratore che condizionò irreversibilmente tutta l'arte contemporanea e internazionale.

Il Manifesto Blanco quindi irruppe nel mondo dell'arte italiano con una certa intensità e prepotenza, tali da ispirare diversi artisti e letterati a riflettere sui presupposti concettuali avanzati dall'artista argentino, il quale mosse le sue intuizioni da alcune premesse del Futurismo, come la convinzione dell'esistenza di uno stretto ed inscindibile rapporto tra l'arte e la tecnologia.

Ad aumentare il dibattito estetico concorsero dunque le diverse concezioni scientifiche legate alle nuove scoperte della scienza e della logica - intesa come riflessione filosofica sul linguaggio della scienza - nonché le recenti invenzioni ad uso quotidiano, prima fra tutte la televisione. Le nuove tecnologie, ma anche i grandi avvenimenti appena trascorsi - le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki -, le teorie relativistiche di Einstein dettero una visione futuribile al mondo. La certezza della fisica meccanica e le valutazioni quantitative dello spazio, erano contraddette dalle teorie relativiste; l'universo e lo spazio infinito diventavano allora non solo un argomento di studio della fisica, ma anche una nuova dimensione "umana" ancora da esperire e da conoscere. Lo spazio andava gradualmente assumendo, almeno per diversi artisti, un significato di tipo esistenziale e fenomenologico. L'universo e l'infinito diventarono un invito ad una diretta partecipazione dell'uomo contemporaneo a ciò che lo circonda. "Gli artisti anticipano i gesti scientifici, i gesti scientifici provocano sempre gesti artistici". E notevoli furono gli apporti dialettici ed estetici su quest'argomento da parte di artisti e scrittori come Beniamino Joppolo e Milena Milani.

Ma per quanto teorici fossero i principi estetici esposti da Fontana e discussi dai suoi amici letterati e filosofi, l'arte non poteva che nascere dalla natura. Infatti scrisse: "L'arte nuova prende i suoi elementi dalla natura. L'esistenza, la natura e la materia sono una perfetta unità. Si sviluppano nel tempo e nello spazio. Il cambiamento è la condizione essenziale dell'esistenza. Il movimento, la proprietà di evolversi e svilupparsi è la condizione base della materia. Questa esiste in movimento e in nessun'altra materia. Il suo sviluppo è eterno. Il colore e il suono si trovano nella natura legati alla materia. La materia, il colore e il suono in movimento sono i fenomeni, lo sviluppo dei quali integra la nuova arte. (Manifesto Blanco).

Molte delle ricerche muovevano verso lo studio delle qualità della materia, della sua plasticità, che registra e contiene inscindibilmente anche il gesto creativo e artistico. Quest'ultimo testimonia la presenza dell'autore e della sua volontà di intervenire sulla materia, sullo spazio infinito e sul tempo. "L'arte è eterna, ma non può essere immortale. È eterna in quanto un suo gesto, come qualunque altro gesto compiuto, non può non continuare a permanere nello spirito dell'uomo come razza perpetuata". (Il Manifesto italiano compilato da Kasserlian, Joppolo, Milena Milani, a conclusione di alcuni pubblici dibatti). Ma ancora più avanti si legge: "Noi pensiamo di svincolare l'arte dalla materia, di svincolare il senso dell'eterno della preoccupazione dell'immortale e non ci interessa che un gesto, compiuto, viva un attimo o un millennio, perché siamo veramente convinti che compiutolo, esso è eterno"; e dunque "è impossibile che l'uomo dalla tela, dal bronzo, dal gesto dalla plastilina non passa alla pura immagine aerea, universale, sospesa, come fu impossibile che dalla grafite non passasse alla tela, al bronzo, al gesso, alla plastilina, senza per nulla negare la validità eterna delle immagini create attraverso grafite, bronzo tela, gesso, plastilina. Non sarà possibile adattare a queste nuove esigenze immagini già ferme nelle esigenze del passato". L'arte spaziale dunque prescinde dall'esistenza del passato, poiché lo scopo è di rendere presente e attuale ogni nuova esperienza e quindi di proiettarla al futuro. "Sono aperti i cancelli sul panorama dell'universo, è stato offerto lo splendore della luce iniziale" (VIII manifesto dello Spazialismo, Biennale del 1958).

Tra il 1949 e il 1954, vennero allestiti alla galleria Il Naviglio di Milano i due "ambienti spaziali" rispettivamente illuminati a luce nera e a luce al neon, comparvero le prime tele di Lucio Fontana segnate da buchi e tagli in cui, spezzando l'abituale unità della composizione, si dava vita a un nuovo dinamismo rivolto verso l'esterno. Queste manifestazioni dettero il via alla sperimentazione spaziale. Al movimento aderirono via via altri artisti. Tuttavia coloro che aderirono allo Spazialismo e che firmarono i suoi sette manifesti, non si limitarono a osservare ciò che stava loro attorno. Erano infatti consapevoli che "La rivoluzione operata dai pittori spaziali, in questi ultimi dieci anni, ha fornito un lasciapassare agli uomini per penetrare dalla settima città nella prima" (VIII manifesto), per cui le esperienze proposte da altri movimenti non soddisfacevano le necessità espressive, avevano infatti bisogno d'altro, e per trovarlo dovevano spingersi verso direzioni ancora inesplorate. Edmondo Bacci, Giuseppe Capogrossi, Mario Deluigi, Roberto Crippa, Tancredi, Virgilio Guidi, Emilio Scanavino, Ettore Sottsass, Gino Morandi, avevano scelto, con risultati diversi, la rappresentazione non figurativa, aperta verso nuove soluzioni formali che richiedevano l'uso della scrittura, di effetti luminosi, di una ricerca cromatica tesa verso l'espansione totale della luce. Molti di questi artisti avevano compreso che l'astrattismo doveva essere superato, in quanto legato ai fenomeni naturalistici e romantici o ancor troppo vicini alle esperienze del passato come il cubismo, il futurismo o il neoplasticismo. L'arte spaziale si riprometteva dunque di creare una sorta di simbiosi con il presente, con il contemporaneo, con l'immediato. Dovevano essere utilizzati i nuovi mezzi tecnologici, come credere alla materialità del mezzo; il quadro andava ricomponendosi grazie alla fantasia e solo la pittura "può dialogare senza equivoco con le architetture che rifanno la nostra città e la nostra vita" (VII manifesto sello Spazialismo - 1953).

  Nel giorno di s. Barnaba apostolo

 Diego Collovini