La pittura di Nelio Sonego prende origine dal grado zero dell’iconografia e da questo stato di nulla, di vuoto, di stimolante attesa, prendono consistenza i segni della pittura; è un “fare” però che tende ad utilizzare un linguaggio pittorico essenziale, composto solamente di elementi linguistici minimi, come la superficie, il colore, e il segno. Il gesto è un altro elemento che concorre, in modo decisivo, all’elaborazione del suo processo espressivo. Il gesto – inconfondibile - viene formalizzato da una tensione energica ripetitiva e liberatoria, comunque tale da modellarsi risolutamente sulla superficie. La gestualità di Sonego però non rincorre gli effetti cromatici dell’espressionismo astratto americano; la sua pennellata non vive di quell’energia tendente all’esaurimento attraverso l’azione coprente e materica propria dell’informale, o ancora non si tratta di un gesto che vive una dimensione dinamica la cui estensione è pari all’ampiezza del movimento “possibile”. Non è, in sintesi, un gesto liberatorio, violento e conclusivo. Il gesto di Sonego al contrario si manifesta nella sua più completa razionalità, è un gesto fortemente controllato, e dove il segno che ne segue si armonizza con lo spazio bidimensionale della superficie, in quanto si basa sulla pressione del pennello, sull’immediatezza dell’esecuzione e sulla “materialità” del colore. Sonego va dunque alla ricerca di un’impronta che lo caratterizzi, che definisca la sua pittura, che diventi cioè sua propria espressione attraverso l’esecuzione di un’infinita serie di eventi, tutti dipendenti da altrettanti infiniti fattori. La sua opera si propone alla fine come un processo di analisi e di verifica del linguaggio astratto, attraverso alcune dinamiche interpretative differenti. Una dipende direttamente dalle esperienze individuali dell’artista, altre invece, fanno rimandano immediatamente all’evoluzione dei linguaggi espressivi, altre ancora sono determinate dalla validità di un sistema linguistico, cui l’arte - in particolare la pittura astratta - attinge e fa riferimento.

Tra le mostre collettive più importanti:

1985 - arte italiana a Budapest; Frammenti, Artein Roma, Libri d'artista, Milano;

1986 - La testa dell'albero, gall: spazio temporaneo Milano; Le pietre volanti, Artein Roma;

1987 - Contiguo/continuo, Roma,

1988 - Expo arte Bologna;

1993 - Il domani della Pittura, Malo, Firenze; Art Frankfurt Francoforte;

1994 - Arte fiera, Colonia e Francoforte

1996 - Gefuhle der konstruktion - Museo di Swartz Austria