Vincenzo CECCHINI
Carmelo ZOTTI
Elio ARMANO
Paolo PATELLI
Ennio FINZI
Emanuela MARAZZI
Mauro CASARIN
Citazioni di: Borghes, Klek, Thursz, Barrè
Aldo COLÒ
Curriculum Vitae

POPE
Ti entra negli occhi l'acqua
chiara di nostalgiche luci venete
e i sangue romagnolo
si arricchisce di ombre.
Sul muro bianco
Malevic stende con cura
l'invisibile stendardo rosso
e intanto
un vento freddo
asciuga la terra,

Cattolica, febbraio 2002

Vincenzo CECCHINI

POPE:
pittore, professore, pacifero, pastoso, portogruarese, palladiano, palpabile, palpitante, paracomunista.

0: onirico, occhialuto, odorista, oggettivista, ombrettaro, onnivoro, operoso, oltremare, ospitale, oltrelemene.

P: partecipante, punzecchiatore, professionale, proletario, puntiglioso, promettente, praticante, probante, precorritore.

E: eloquente, esistente, eccitante, elogiato, emancipato, enbrassons-nous, esteta, estasiato, edonista, erudito.

Treviso, febbraio 2002

Carmelo ZOTTI


Pope, traghettatore di rigore Sembra ieri e invece è stata una quarantina d'anni fa che con Pope e qualche altro si faceva "squadra". Lui da Portogruaro, io da Padova, avevamo nell'Accademia a Venezia un luogo dove lavorare e discutere. Maestri e assistenti ci avevano dato praticamente carta bianca e per noi, giovani artisti senza atelier, l'Accademia era una posizione "dei fare" e nel contempo il crocevia e l'agorà dove misurarci con le ansie, i subbugli e gli entusiasmi che il nostro turno generazionale ci assegnava.

Tenevamo entrambi "L'Unità" in tasca come una bandiera eppure mai e poi mai, era un'idea comune, Pope pensò di mescolare la politica con la pittura. L'impegno civile era una cosa, il fare artistico un'altra. Come nella ricerca scientifica l'unico valore era la libertà assoluta e consapevolmente slegata da ogni pretesa di utilità: niente è più indispensabile dei superfluo come musica, poesia, pittura...

Così, senza nessuna concessione alle mode e ai fuochi di paglia riservati agli abitanti dei grandi centri, Pope, sorta di monaco senza regola e senza il conforto di confratelli con cui condividere orazioni e canti, ha lavorato da certosino a quadri su quadri, a immagini su immagini, ora godendo, ora disperando, intorno alle loro infinite variazioni. Era così a Venezia negli anni in cui dentro tele quadrate e scure collocava intriganti tondi di pittura astratta-espressionista, è stato così quando in incontri scanditi da lunghe manciate d'anni capitava di vedere i suoi lavori sempre più essenziali e mirati.

Un abbraccio, poche battute, un "ombra" di vino e sapevi che lui, stando nella sua Portogruaro, mentre tu ti illudevi di rincorrere chissaché, aveva lavorato senza mai perdere la tramontana. Con quell'appellativo dall'incerta origine infantile, con cui per altro a Venezia si chiama il barcaiolo, Pope, è certamente uno che sa leggere le stelle e navigare senza sosta traghettando valori rari, in pittura come nella vita: fedeltà, coerenza, rigore...

Padova, marzo 2002

Elio ARMANO
Ci sono nell'arte degli "ordinatori", nel senso che mettono ordine, dei "riduttori", nel senso che riducono all'essenza; ebbene Pope è uno di questi. E una contraddizione interessante è che questo incessante operare nella direzione dell'ordine geometrico, questo depurare attentamente le scorie e le tracce espressionistiche non è una operazione conservatrice o pacificante, ma al contrario una istanza rivoluzionaria. La rivoluzione inizia dal mettere le cose in ordine: però questo ordine, questa purezza, non dà pace alla sua vita, che resta una ricerca inquieta.

Amo pensare che Robespierre togliesse la polvere dal tavolo ed allineasse le matite: e non so se Pope allinea le matite, probabilmente lo fa, o amo crederlo. (Che Guevara non aveva tavoli nè matite, temo). Un fatto accertato è che Pope distrugge moltissimi quadri dei suo passato, e la totalità degli schizzi e dei progetti, cosa che non può che sconvolgere uno che come me ha il mito della Iraccia". Ma appunto, siamo diversi.

E lo fa senza curarsi minimamente della loro possibile e cosiddetta "qualità", poiché non è questa che gli importa, né la registrazione di un operare, ma soltanto il tentativo di chiarificare il concetto stesso di pittura, di portarlo fuori dal fango espressivo, di affermare un concetto superiore di arte, un'arte che affermi la volontà di chiarire, di cambiare il mondo per il meglio.

Poi c'è, ben nascosto, uno sviscerato amore, un rispettoso affetto per alcuni, pochi, segretissimi maestri. E c'è, noto rifugio degli inquieti, un sincero attaccamento alla tecnica, al "ben fatto", al supporto ed al pigmento.

Questi astrattisti puri (?) mi sembrano a volte come i Templari, con i loro riti, il loro segreto, il loro Graal: che è questa loro pittura, astratta sempre, rivoluzionaria nel cuore, in qualche modo negata dalle mode, forse più simile alla filosofia che alla pittura.

Solo chi abbia dipinto può capire quanto profondamente, a livello muscolare e motorio prima ancora che mentale, questa pittura sia diversa dalle altre.

E probabilmente è questo risalire ad un archetipo essenziale, che fa di certa pittura astratta più rigorosa una costante ripetitiva nella storia dell'arte contemporanea. Le matite in fila sul tavolo, insomma.

Sambughè, dicembre 2001


Rispondo con piacere all'invito di rivolgere un pensiero, una breve riflessione sull'amico e collega Pope, in occasione di una sua mostra personale alla galleria Ai Molini della città di Portogruaro.

Lo faccio subito e ben volentieri. E mi riesce perfino facile esprimermi sull'uomo Pope, tanta è la stima e la simpatia che provo per lui, non altrettanto facile mi risulta però farlo sull'uomo pittore e vedremo poi il perché.

Dico subito che è uomo di fine cultura, comunicativo e spesso estroverso - preso per il verso e il momento giusto - almeno sino a che non si tocca il tasto pittura, allora diventa un altro cambiando immediatamente registro e tutta la sua amabilità ed eleganza lasciano il posto ad una perentorietà di pensiero, che chiude ogni spazio al gioco possibilistico dei linguaggi. Da questo momento, Pope diventa solo se stesso e cioè uomo difficile, perfino a volte urtoso e lo dico in senso buono naturalmente, arroccato su principi assoluti, certi, immodificabili, dogmatici.

Una certa resistenza che provo nei suoi riguardi, e lo dico sorridendo, sta proprio qui: egli non ha dubbi, la verità è una soltanto, assoluta, come la geometria dei suoi pensieri plastici.

E' una certezza che oramai persegue da molti anni, irreversibil mente e orchestrata su un'impalcatura mentale rigida, precisa, inflessibile ad ogni possibile alito esterno e di natura altra che non sia la sua. Invidio questa sua sicurezza perché è la sua forza e forse la mia debolezza.

Dei resto, e per come lo conosco, tutto il suo percorso di pittore risponde fedelmente a questo principio e cioè di massima coerenza stilistica in cui la ragione mai cede il posto a qualche seppur devianza, tanto meno se di natura sensibile. Ecco, la sua sensibilità è soltanto quella dei logico, dei matematico, dei razionalista per eccellenza, esattamente come le sue scansioni plastiche, spazialmente e millimetricamente perfette, immodificabili come l'evento dei solo ragionamento e mai dei l'ispirazione.

Nonostante tutto, Pope si crede un poeta: non lo è!
Forse è qualcosa di più.

Affettuosamente

Mestre, febbraio 2002

Ennio FINZI

Pope mi dice Iu fai troppi quadri in uno. Ogni tuo quadro lo potresti ritagliare separare, moltiplicare". Pope dice "ogni forma ha un colore, così che un colore non può che originare una forma". lo scopro lacerti di colore ai bordi delle sue forme, colori (materia) precedenti al colore ultimo "cangiante". Scopro rimandi, giochi a margine, che inibiscono il senso dei tempo, senso per me intrinseco al lavoro e indispensabile nella sua evidenza. Pope "romantico" ama Malevich e il fondo oro, Licini, Kline, e la bohème (gli amici tutti), lo dichiara e lo nasconde, annulla il tempo e si fonde con loro: Il tempo giocato"

Venezia, marzo 2002

Mauro CASARIN
Pope mi dice Iu fai troppi quadri in uno. Ogni tuo quadro lo potresti ritagliare separare, moltiplicare". Pope dice "ogni forma ha un colore, così che un colore non può che originare una forma". lo scopro lacerti di colore ai bordi delle sue forme, colori (materia) precedenti al colore ultimo "cangiante". Scopro rimandi, giochi a margine, che inibiscono il senso dei tempo, senso per me intrinseco al lavoro e indispensabile nella sua evidenza. Pope "romantico" ama Malevich e il fondo oro, Licini, Kline, e la bohème (gli amici tutti), lo dichiara e lo nasconde, annulla il tempo e si fonde con loro: Il tempo giocato"

Venezia, marzo 2002

Mauro CASARIN
J. L. BORGHES: " ... l'opera d'arte è una specie di bisogno, che dev'essere lasciato scorrere liberamente, per dirigerlo solo da un punto di vista estetico".

IVES KLEK è per questo che io ripeto spesso, malgrado i sorrisi ironici dei miei compagni: quando si dipinge si deve mettere il meglio di se stessi solamente e unicamente nella definizione di spazio che è il fatto di dipingere.

FREDERIC M. THURSZ: l'astrazione è futile. L'ambiguità non conduce in nessun luogo. Le parallele non si toccano mai. Matisse ha detto una volta che ogni pittura è astratta. lo sono convinto che tutta la pittura ha infatti astratto il primo dipinto fatto sulla parete della caverna, l'unica reale pittura mai eseguita. Essa stabilì la pulsione dei segno dipinto come bisogno primario, antecedente la parola. Da quel momento la pittura è diventata impulso.

MARTIN BARRÈ c'è un momento nel quale la tela ridiventa quasi bianca, momento dove si comincia, se si può dire ... Forse il pittore comincia o ricomincia in quel momento - o semplicemente continua?

Pittore lui artista io? Artista lui pittrice io? Pittrista lui? Artore io? E così via. Pope ed io molte volte abbiamo fatto questi giochi di parole: un discorso quasi Dada per dimenticare la serietà dell'arte e mascherare un sentimento di timidezza o timore per le definizioni sempre più indecise dei mondo dell'arte. Con Pope è così.

Ma che cos'è per me il rigore di colore, di forma e di equilibrio della sua pittura? Sembra che egli voglia autocontrol ]arsi, autocom parti mentarsi... è una bella sfida perché le sue opere invece sono intrise di poesia. Amo specialmente quelle piccole che fa per gioco: le trovi nel suo studio magari tra gli scaffali o dietro i banchi di lavoro e poi te le regala. Con il passare degli anni la sua pittura è diventata sempre più essenziale: è "essenza" nel vero senso, contenuto condensato, perciò pregna di esperienza, di talento e di sentimento. Forse Pope non vorrebbe aver nulla a che fare con il sentimento, ma è il sentimento in persona. Vive più degli altri di sfumature, di sensibilità, di pensieri vaganti che arrivano e che passano senza poter essere catturati o fermati. Come l'acqua verde dei fiume che accompagna lo sguardo e passa e lambisce la soglia dei suo meraviglioso studio a Portogruaro. Pope come un maestro orientale allontana il colore ai bordi della tela con pulita precisione interiore. Ciò conferisce al suo lavoro una certa sacralità e la tela bianca che ne scaturisce significa la perfezione e la serenità che si raggiungono quando si allontanano sentimenti e passioni. I colori ai bordi sempre netti: la sua umanità e il suo desiderio di misurarsi con il suo Fine... questo per me è Pope, dei qual scrivo con l'affetto di sempre, ineguale sempre, ma sempre fedele a se stesso.

Trieste, marzo 2002

Emanuela MARASSI
Scrivere una testimonianza mi fa così ad andare a circa trent'anni fa quando mi recavo a Portogruaro dove Turchetto stampava manualmente serigrafie. Allora il mio interesse era volto alla linea retta e al colore puro e quella tecnica mi sembrava particolarmente adatta a realizzare quanto avevo in testa. Fu allora, proprio in quella piccola stamperia, che incontrai Pope, il quale, oltre a stampare opere sue, dava, una mano.

Fui colpito dalla sua giovialità, che tuttavia lasciava spazio ad una certa aggressività come (almeno credo) riverbero delle azioni e dei pensieri dei '68; aggressività poi trasfusa nel colore e nello strappo, nella sua opera di pittore. Era giovane e con un futuro davanti.

Fummo subito amici, e anche se la distanza non permise grandi frequentazioni, ogni ritrovarci è stato (ed è) come se ci fossimo lasciati il giorno prima.

Spesso assieme abbiamo bevuto il vino di coloro che non hanno nulla da nascondere e spesso pensato all'idea che ci ha fatto pittori.

Cividale, 2 marzo 2002

Aldo COLÒ
POPE - Curriculum vítae

Nasce a Portogruaro (Ve) il 24 luglio 1942

1957-60 - Si iscrive al Liceo Artistico di Roma, segue le lezioni dei maestro Montanarini.

1961 - Si trasferisce a Fano; nelle Marche, dove si iscrive alla Scuola d'Arte, per frequentare, con particolare interesse, le lezioni dello scultore Mannucci che lo indirizza allo studio della forma e della sua percezione spaziale

1962 - Si diploma maestro d'arte

1964 - E studente all'Accademia delle Belle Arti, dove segue i corsi di pittura di Saetti e di Zotti. Da questi apprende la lavorazione della materia e dei colore, in particolare l'uso delle sabbie e delle terre.

1968 - Consegue il diploma di Accademia delle Belle Arti di Venezia. La sua attività artistica segue dei percorsi precisi che approfondisce fino all'esaurimento delle motivazioni che hanno stimolato tale ricerca. Il suo percorso pittorico può essere diviso in capitoli.


1963-64 MATERICO-INFORMALE - Le grandi tele di questo periodo sono spesso a contenuto politico, vi è una costante presenza di riferimenti sociali, la cui matrice storico-artistica è da ricercarsi in quelle esperienze giovanili romane, soprattutto nate nel sociale. La contestazione, la pittura impegnata e di strada hanno in realtà lasciano una forte traccia. Vengono approfonditi gli strumenti linguistici ed espressivi propri della pittura degli anni sessanta.

1965-72 STRUTTURE - Importante viaggio a Parigi, dove Pope subisce una significativa influenza dei maestri dei costruttivismo e dell'optical-art, e tra tutti Vasarely e Malevich. La sua pittura assume una conformazione geometrica, dove i temi dei volume e della profondità vengono affrontati mediante il colore e la linea.

1973-74 PERCORSI VARIABILI - Approfondisce, dopo essersi confrontato con mostre in diverse città italiane, il tema della superficie nella sua semplicità e nella sua ripetitività. La serialità dei quadri dipinti con la semplicità della linea diagonale, apre la via per una produzione che, inserendosi nell'ambiente circostante, tende all'infinito.

1975-82 PER PURA PITTURA - In questi anni si assiste al temporaneo abbandono della struttura formale, per privilegiare la ricerca dell'effetto etto cromatico. Il colore e la luce, nelle loro miriadi di codificazioni cromatiche, diventano l'oggetto di indagine. Affiorano ancora, ma in modo decisamente discreto, gli elementi geometrici che hanno fin qui caratterizzato l'opera di Pope. 1983-84 MEMORIA STORICA - Questo periodo segna l'abbandono della geometria come puro rapporto tra lo spazio e la matematica, per accedere ad un ripensamento della pittura come immediato strumento espressivo. L il momento di rivedere con una gestualità spesso controllata, ma non rigida le esperienze storiche.


1984-85 PAGINE Di COLORE - Dopo i numerosi contatti con gli ambienti artistici milanesi e con gli esponenti dei gruppo Pittura-Pittura, Pope sente la necessità di velare le superfici, fino a farle diventare ricordo, che piano piano sfuma nella mente fino quasi ad azzerarsi, è un momento di ripensamento della pittura. Rompe così con tutto il suo passato e la copertura monocromatica è il presagio di un totale cambiamento dei proprio precedere.

1986-88 DIALOGANDO - Se le velature hanno presentato la chiusura di un ciclo, le opere di questi due anni sono una riflessione su se stesso, sulle proprie capacità di artista, ma soprattutto una meditazione sulla propria storia di artista e di pittore.


1989-92 CORPI CROMATICI - Della somma delle esperienze rimangono alcuni temi linguisticoespressivi particolari: la superficie, il colore e la forma. Pope, in quest'ultimo ciclo ritorna alla pura e mediata azione pittorica, vi si legge un rimando all'energia dei segno, alla composizione della superficie, alla costruzione, con strumenti spesso diversi come il colore, la materia.

1993-95 BANDE ACROMATICHE - Le opere che caratterizzano quest'ultimo periodo sono un po' la conseguenza dei modo di procedere artistico di Pope. Le forme seguono la logica che porta dal complesso al semplice. Molti degli elementi che caratterizzavano le forme, spesso articolate, delle opere precedenti, abbandonano temporaneamente o in parte la tela, per trasformarsi in piccoli ricordi o semplici memorie.

1995-2002 TEMPO DELLA PITTURA - La sua più recente ricerca si articola proprio sulla superficie, un luogo sul quale l'azione dei dipingere trova il più ampio movimento. L'impianto pittorico appare segnato da due elementi: l'illusorietà dei colore, con le sue false profondità e piani percettivi, e la dinamicità dei segno unita ad una ricercatezza sotto l'aspetto formale. Il colore si rende protagonista, dando così all'opera un maggior senso di lievità e di forza espressiva. Accanto a quest'impostazione la luce si fa elemento determinante e progressivo proprio perché rincorre l'energia della pennellata.


GALLERIA COMUNALE
DI ARTE
CONTEMPORANEA

AI MOLINI

 

Orario:
martedì, mercoledì, venerdì e sabato 16,00-19,00
giovedì e festivi: 10,00 - 12,00   16,00 - 19,00