Ugo Canci Magnano

Luigi Diamante

Luigi Marcon

Lenci Sartorelli

Virgilio Tramontin


Sempre la montagna ha affascinato gli uomini, che nei tempi antichi là ponevano la sede gli dei.
Potremmo citare il Sant'Agostino ripreso da Francesco Petrarca nella famosa lettera che narra della salita al Mont Ventoux: "E vanno gli uomini ad ammirare le alte cime dei monti...", ma più ancora possiamo citare il Petrarca stesso quando, raccontando appunto della sua ascensione alla montagna della Provenza -correva l'anno di grazia 1336 -, dice: "Dapprima, intimamente colpito da quella brezza pura e sottile che mai avevo provato, e dallo spaziare più libero e vasto dello sguardo, rimasi immobile, come stupefatto. Mi guardo intorno: le nubi sotto i miei piedi... poi rivolgo gli sguardi verso l'Italia, là dove più tende l'anima mia; ed ecco le Alpi, coperte di ghiacci e di nevi... e vicine mi parvero, sebbene siano tanto lontane".
Stupori e sensazioni che tutti noi abbiamo provato andando in montagna, ma abbiamo provato anche altri sentimenti di cui il Petrarca parla, e in particolare quella fondamentale riappropriazione di sé, quel bisogno di essenzialità di cui pure il poeta discorre nel resto della sua composizione. Grandi pittori poi hanno fatto, della montagna, del suo paesaggio frastagliato e vario, momento essenziale delle loro opere, da Leonardo da Vinci a Cima da Conegliano, a Tiziano, e, più tardi, vari pittori del Settecento. t tuttavia nell'Ottocento che la montagna assume, in arte, tutta la sua importanza, poiché è nel sentimento romantico della natura che il mondo delle alte vette e delle valli profonde trova la sua collocazione più consentanea, e non è un caso che proprio nel corso dell'Ottocento cominci a svilupparsi impetuosamente l'alpinismo, inteso certo come atto esplorativo e di conoscenza, ma in egual maniera anche come avventura e contemplazione.
Alla fine del secolo è Giovanni Segantini che esprime in grandi opere pittoriche tutto il fascino delle terre alte, coperte di neve o inondate dalla luce e, per venire a noi più vicino, va ricordato almeno il nome di Giovanni Pellis, pittore friulano che per essere più presso a suoi amatissimi paesaggi, risiedette per lunghi periodi della sua vita nella a noi ben nota Valbruna.
Ma anche nel contemporaneo molti altri artisti hanno sentito e sentono il fascino della montagna, e sono naturalmente artisti caratterizzati da una forte componente lirico-contemplativa, che amano raffigurare il paesaggio per cercar di dire ciò che esso suscita in loro, le calde emozioni che l'immersione nella natura è assai spesso in grado di accendere. Ognuno naturalmente con la sua personalità, a partire da una specifica esperienza e cultura che rende perfettamente riconoscibili e originali i quadri.
Giancarlo Pauletto