C’è, nelle opere di Moro–Lin un elemento linguistico–comunicativo che catalizza la sua espressività artistica: questo è lo spazio. Non la rappresentazione di uno spazio inteso come un elemento di una composizione pittorica, né tanto meno uno spazio immaginario, creato mediante la lucentezza o la densità del colore, né quello proposto geometricamente dalla linea e dall’intensificarsi di elementi rappresentativi spaziali. Quello proposto da Moro–Lin è uno spazio reale, vivo, pieno, nel quale lo spettatore si immerge toccandone le reali e possibili varianti, dove si trova a contatto con le dimensioni dell’ambientazione realizzata. Un esempio è l’ambientazione che ha per titolo Muri d’acqua. Questa non è solamente una semplice installazione realizzata applicando, sulle pareti interne della galleria, delle lunghe strisce di tarlatana nere e bianche, dalla diversa lucentezza e da una variabile compattezza materiale. L’ambientazione, nella quale lo spettatore viene coinvolto, appare come un esplicito rimando alle chiese romanico–pisane, ma anche ad alcune architetture veneziane. Il progetto ha trovato una sua realizzazione nel ribaltamento della percezione di un luogo conosciuto. L’artifizio proposto dall’artista è il ridimensionamento dello spazio che si attua mediante il rovesciamento dell’elemento architettonico. La percezione viene così alterata: non più l’uomo che circonda con il suo movimento l’ambiente circostante, ma è lo spazio che avvolge lo spettatore, lo immerge in una visione immediata e priva di ogni mediazione con la realtà materiale e reale. In questo modo non vi è così alcuna limitazione alla percezione, tutto è dato secondo l’immediato rapporto tra il nuovo ambiente e l’uomo.

Anche i Sipari originano dallo stesso presupposto, anch’essi intendono mettere lo spettatore nelle condizioni di consumare immediatamente il rapporto spazio-temporale all’interno di questa nuova ambientazione. Se in una loro “funzionale” sistemazione i sipari si adoperano per dividere un luogo da un altro, nell’ambientazione proposta da Moro–Lin la loro funzione si ribalta: non assumono più il compito di distinguere un luogo da un altro, né quella di limitare una determinata zona. Sono un invito ad essere oltrepassati per immergere il visitatore in un’altra ambientazione, in un’altra realtà apparente. Dallo spazio antistante si è invitati a entrare in quello retrostante, in quello che muove la curiosità del vedere e del conoscere. Tutto lo spazio percepibile, quello immediatamente attorno subisce una trasformazione. Il luogo perde l’originaria identità, ma nel contempo ne assume una nuova e differente: quella della progettazione e della finalizzazione. Qui sta la manipolazione dell’arte e la sua funzione progettuale.

Gli elementi linguistico–espressivi, di cui fa uso Moro–Lin, appartengono alla quotidianità, ma, nelle sue ambientazioni, sono gli strumenti di un rimescolamento: le certezze del rapporto con lo spazio vengono ribaltate, come se il mondo non fosse il risultato di un percorso storico del genere umano, ma la conseguenza della progettualità individuale dell’artista. Ma del resto la pittura, e con essa tutta l’arte, si identifica nell’illusorietà, in quella percezione distaccata che si genera nel dialogo interlocutorio con l’opera d’arte. La visione così attuata è contemporaneamente percepita come puro spazio. La problematica, che indubbiamente e necessariamente ne consegue, semmai è tra un luogo impersonale, proprio di ogni ambiente espositivo, e lo spazio individuale ed umano realizzato dall’artista.

L’ambientazione inscenata da Moro–Lin si mostra dunque come un luogo nuovo, un posto alternativo che introduce ad un’ulteriore percezione di altri suoi interventi come i Libri e le Griglie. Questi interventi di natura completamente diversa (se i primi sono il risultato di una costruzione materiale, le seconde portano con sé i presupposti della mercificazione, giacché prodotti industriali, e della casualità, perché “raccolti”) vivono in una situazione di isolamento. Solo relativamente partecipano alla definizione dello spazio. La solitudine e la riservatezza proposte dall’ambientazione realizzata dall’artista veneziana, mettono a contatto il visitatore con queste nuove costruzioni artistiche; e su queste ha possibilità di dialogare e soffermarsi in quel silenzio introspettivo che appartiene a chi dialoga con l’arte.

 Nel giorno di S. Vincenzo di Paoli 

Diego Collovini


Il lavoro di Anna Moro-Lin è frutto di una ricerca che attraversa tutta la sua produzione artistica. Per quanto diversificata essa sia - penso a Libri, Frammenti, Sipari e Griglie - alcune costanti sono immediatamente riconoscibili, mentre sottili richiami, che sollecitano l’osservatore, lo guidano ad una iniziazione, ad una partecipazione al linguaggio dell’opera.

Innanzitutto un elemento fondamentale: la carta. Macerata, impregnata, trattata secondo una tecnica elaborata, perfezionata nel corso di anni di esperienza e di pratica, diventa materia altra, si fa protagonista dal 1987.

Il segno - scalfiture, trame slabbrate o gonfiate, collages, frammenti incorporati o sovrapposti - rappresenta altrettante azioni/intervento nello spessore della materia, la necessità di un “dire”, la sua forza espressiva. Scritture, nel senso stretto del termine, testi stessi, talvolta lacunosi ma perfettamente decifrabili, come nei Sipari, dove l’artista trascrive integralmente il mito di Sisifo di A.Camus. Linguaggio proprio del libro che rinvia ad una storia, ad una esperienza esistenziale comune agli uomini.

Le tracce - silhouette, brandelli colorati, legni, frammenti di specchio, pagine di quaderno strappate - lasciate sui supporti e appartenenti all’universo balbettante delle cose, a quel mondo immediatamente accessibile delle evocazioni/sensazioni. La presenza di questi elementi rivela un incessante andirivieni e ripensamento tra mondo esteriore e interioriorità.

In altre parole, un aspetto comune a tutta la produzione artistica di Moro-Lin è questa necessità, al contempo fisica ed interiore, di far sedimentare su supporti differenti - leggeri e trasparenti come la garza, o rigidamente strutturati come le griglie - la materia elaborata che si fa trascrizione,  trascodificazione e chiave di lettura.

Viene da interpretare questo mondo come un luogo di memoria, di storie raccontate attraverso i mezzi e la tecnica che l’artista si è data.

Il filo conduttore dell’opera di Moro-Lin sembra proprio questo: ad un primo livello, attinge alla propria memoria, effettuando un viaggio a ritroso per raccontarsi attraverso il farsi dell’opera: “[...] Trascrivo, racconto per evitare lo smemoramento, l’annullarsi dei riferimenti, lo sbiadirsi delle sollecitazioni più profonde.”  Di fatto, realizza libri come Chi sfogliera i libri rappresi nel nero?, quello del mare, della terra e pagine sparse Immagini d’assenza che ci immergono nel ciclo misterioso della natura, infinito e ripetitivo nel suo alternarsi di luce/ombra e di oscurità.

Il lavoro assume quindi connotazioni più ampie, persino esistenziali - quasi, un interrogarsi metafisico sul tempo come nei grandi Sipari sui quali giace la scrittura.

Nell’ultimo lavoro, Griglie, la garza - supporto prediletto per diversi anni - scompare. Contrastano le dimensioni, la leggerezza di Sipari con la rigidità di Griglie, gli spazi vuoti scanditi da geometriche interlinee, con la trama dei teli. Ma la diversità di Griglie nei confronti delle opere precedenti non è né iato né rottura. Neanche quando prevale la poetica di Frammenti - dove la dislocazione di tasselli ricomposti sul suolo o sul muro - da luogo ad incolmabili varchi.

Il rigore organizzativo è già presente in Sipari e Muri d’acqua. La geometria di Griglie, data dalla struttura stessa del supporto, riporta ai libri. Come fogli sparsi o raggruppati, pagine dalla linearità scandita, esse sembrano uscite da un archivio, varianti libere di una stessa ricerca.

Intreccio di concretezza e immaginazione, riflessione e messa in forma danno luogo ad un linguaggio materico e simbolico. Ogni opera è erede dell’esperienza e del percorso creativo precedenti.

Venezia, 1° Ottobre 2000

       Yolande Thierry


Anna Moro-Lin  vive e lavora a Venezia Lido.

Ha tenuto la prima personale alla Galleria Il Traghetto-Venezia nel 1978.
La matrice astratto-lirica caratterizza la prima fase del suo lavoro
pittorico e grafico. Sono di questo periodo, 1980-1985, le mostre
realizzate alla Galleria Il Brandale-Savona, Galleria Fioretto-Padova,
Galleria Meeting-Mestre, Galleria Il Gabbiano-La Spezia..
La produzione degli anni  successivi si distingue per l'irruzione della
carta nella pittura, per il suo farsi protagonista.
E' del 1987 il ciclo "Spazi allusivi" presentato alla Galleria Bevilacqua
La Masa-Venezia, Castello S.Zeno-Montagnana, Villa Pisani-Monselice, Teatro
Accademico-Castelfranco, Loggia Comunale-Portogruaro.
L'avvicinamento alla materia del suo operare (cellulosa,carta) la porta ad
analizzare il significato ed il peso del processo operativo e a riconoscere
gli elementi accidentali che concorrono al risultato finale. Il ciclo
"Immagini d'assenza" allestito alla Galleria Il Traghetto-Venezia, 1992 e
Galleria Plurima-Udine, 1993,  è momento significativo del suo percorso.
La ricerca di Moro-Lin prosegue focalizzandosi sui valori dello spazio e
della materia. Il superamento del concetto di opera come oggetto porta alla
frantumazione dello spazio centrale e alla produzione di un "luogo" che è
ottico e tattile ad un tempo.
Di questo periodo, tutt'ora in fase di svolgimento e ricerca, sono
l'installazione "Fuori del vento"  Galleria Tommaseo-Trieste, 1994,
seguita nel 1997 da "Muri d'acqua" Galleria Il Vicolo-Genova, Studio
Gennai-Pisa Verifica 8+1 Mestre; 1999 "Ville Archives" Museo di
Charmey-Svizzera, "Invisible Exhibition" Zamocky Park-Pezinok Slovacchia;
2000 "Last song of  the tree" Liptovske Museum-Ruzomberok Slovacchia.
Negli ultimi anni Moro-Lin è stata invitata a partecipare a workshops in
Austria e Slovacchia. Nell'estate 2000 ha realizzato una significativa
esperienza nella  Severoslovenske Celulozky Papierne-Ruzomberok curata da
Lubomira Slusna della Agenzia C.ART.A.-Bratislava.
Documentazione del suo lavoro: ASAC della Biennale di Venezia, Museo di
Villa Croce-Genova, Università di Siena, Biblioteca Nazionale
Centrale-Firenze ed inoltre nel sito http: // www.artsystem.it/MoroLin

Si sono occupati del suo lavoro :
M.Apa, C:Babeti, L.M.Barbero, C.Bertola, M.Borzone, M.Boido Faussone,
E.Buda, G.Carbi, G.Cecchini, V.Conti, D.Collovini, G.Di Genova, E.Di
Martino, S.Garbato, L.Lanza, P.Levi, I.Mariotti, B.Munari, S.Rescio, G.Riu,
G.Segato, M.Venturoli.

La sua ricerca è descritta in "Storia dell'Arte Italiana del '900" a cura
di G.Di Genova Ed.Bora 1991 e "La pittura in Italia. Il Novecento" AA.VV
Ed. Electa 1993