In occasione del trentennale della morte e ad un anno dal centenario della nascita, sabato 31 ottobre presso la Galleria Comunale d'arte Contemporanea "i Mulini" di Portogruaro, si inaugura la mostra personale di  Lucio Fontana.

L’artista, nato il 19 febbraio 1899 a Rosario di Santa Fé, da genitori lombardi, nel 1922, aveva incominciato a lavorare nello studio di scultura del padre a Buenos Aires. Nel 1928 è a Milano dove frequenta i corsi di scultura di Adolfo Wildt all’accademia di Belle Arti di Brera. La prima personale è del 1930, alla Galleria del Milione e da allora esporrà regolarmente fino al 1968, anno della sua morte. Del 1930 è l’anno della sua prima Biennale di Venezia. In questo periodo entra in contatto con gli astrattisti lombardi, del 1931 e 1932 sono le prime opere non figurative, una serie di tavolette in cemento colorato e graffito. Nel 1934 aderisce al movimento Abstraction-Création”, l’anno successivo prende parte alla prima mostra dell’astrattismo italiano e ne firma il manifesto programmatico. Sempre nel 1935 partecipa per la prima volta alla Quadriennale di Roma. Tra il 1936 lavora come ceramista, prima durante i soggiorni estivi ad Albissola e quindi in Francia presso la Manufacture de Sèpvres. A Parigi incontra Joan Mirò, Tristan Tzara e Costantin Brancusi. Nel ’40 ritorna in Argentina, dove insegna alla scuola di Altamira e continua a lavorare come scultore. Nel 1946 redige, con un gruppo di suoi studenti, il Manifesto Blanco, premessa alla teorizzazione dello Spazialismo che porterà avanti da allora. Sono questi gli anni in cui Fontana scrive “tutte le cose sorgono per necessità e valorizzano le esigenze del proprio tempo. Le trasformazioni dei mezzi materiali della vita determinano gli stati d’animo dell’uomo attraverso la storia. Si trasforma il sistema che dirige la civilizzazione dalle sue origini. Progressivamente quel sistema che si oppone ad altro sistema già accettato, si sostituisce ad esso nella sua essenza e in tutte le sue forme… L’esistenza, la natura, la materia sono una perfetta unità e si sviluppano nel tempo e nello spazio. Il movimento, la proprietà di evoluzione e di sviluppo è la condizione base della materia; questa esiste ormai in movimento e non in altra forma, il suo sviluppo è eterno, il colore ed il suono sono i fenomeni attraverso il cui sviluppo simultaneo s’integra la nuova arte. Il subcosciente, dove si annidano tutte le immagini, accetta le nozioni che informano la natura dell’uomo”.

Nel 1947, di nuovo a Milano, Fontana inizia a collaborare con gli architetti Zanuso e Menghi. L’anno successivo, preceduto da una serie di conferenze e dibattiti, esce il primo dei sei manifesti sullo Spazialismo. I principi di questa teoria, che vede la forma e il colore come parti dello spazio totale, vengono semplificati concretamente negli Ambienti Spaziali e nei Concetti Spaziali che rendono Fontana un punto di riferimento per la giovane arte internazionale: Il primo ambiente, neo illuminato con luci ultraviolette, viene esposto alla Galleria del Naviglio a Milano nel 1949. Con questa galleria, diretta da Carlo Cardazzo, e all’epoca forse il solo spazio italiano a livello realmente internazionale, si crea un lunghissimo sodalizio.

I primi Concetti Spaziali realizzati da Fontana in questi anni consistono in cartoncini o carte intelate bucate. Nel partecipa alla biennale di San Paolo del Brasile ed esegue alcuni lavori con buchi in rilievo a spirale su latta, tela e ceramica; inizia anche la serie di concetti spaziali sottotitoli Vuoto e Luce, sperimenta nuovi materiali e tecniche; di questo periodo sono i primi “tagli”.

Verso la fine degli anni cinquanta la sua fama diviene europea e la sua attività espositiva si intensifica. Nel 1958 realizza le prime tele con più tagli, Le Attese. Nel 1961 ha la prima personale a New York alla Martha Jackson Gallery; di ritorno dagli USA realizza una serie di Concetti Spaziali su rame dedicati a New York, esposti alla Galleria dell’Ariete di Milano. Nel 1965 sono invece i primi teatrini, tele con cornici sagomate in legno laccato. Nel 1967 riceve il premio per la pittura alla XXXIII Biennale di Venezia con una sala concepita come ambiente spaziale. Nel 1967 espone in alcuni dei più importanti musei del mondo, dal Museum of Modern Art di New York allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Nel 1968 le su ultime personali si tengono alla Malborough Gallery di New York, alla Kestner Gesellschaft di Hannover e alla Galleria Borgogna di Milano. Dopo la sua morte viene istituita a Milano la Fondazione Lucio Fontana e numerosissimi musei gli dedicano omaggi e retrospettive.